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La leggenda di Mr Lotus


colin chapman

Fondatore di uno dei team più gloriosi della F1, inventore di straordinarie rivoluzioni tecniche, protagonista di successi, cadute, nuovi successi e nuove cadute. Inconfondibile con baffi, berretto nero ed esultanze coreografiche. Sfacciatamente contro corrente, per questo amato ma, allo stesso tempo e soprattutto, odiato. Unico al punto che addirittura sulla sua morte sussistano ad oggi ancora diversi dubbi.

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…la nascita…

Jack Brabham su Cooper, 1959

Alla fine degli anni 50 lo sviluppo delle monoposto si concentra quasi esclusivamente sull’aumento di potenza del motore ed Enzo Ferrari è il primo sostenitore di questa filosofia.

D’un tratto poi, John Cooper ebbe l’intuizione di spostare  il motore nella parte posteriore, alle spalle del pilota. Il Drake commentò snobbando questa innovazione e sentenziò che “i buoi vanno davanti al carro e non dietro”. Il risultato fu che l’inglese si portò a casa 2 mondiali con Jack Brabham al volante e che l’italiano, ultimo fra tutti i costruttori, fu costretto a seguire la nuova concezione rincorrendo con notevole ritardo.

lotus_logo_01Durante tutto  questo, Antony Colin Bruce Chapman, fondò una nuova scuderia chiamandola con il nome di un fiore, il loto, in onore della moglie ed apponendo nel logo le sue iniziali. Nacque così nel 1958 uno delle squadre più gloriose della F1, destinata a fare la storia di questo sport, il “Team Lotus”.

Colin Chapman era agli antipodi della filosofia di Enzo Ferrari, sposò in pieno la filosofia Cooper e si sostituì ad esso. Da quel momento in poi tutte le principali innovazioni tecniche della F1 portano la sua firma. Grazie ad esse la Lotus divenne la squadra con il maggior numero di successi e nel minor tempo, scavallando persino la Ferrari.

…le auto rivoluzionarie…

Clark

Fin da subito, la scuderia di Norfolk si fece notare con i modelli “Lotus 25” prima e “Lotus 33” poi, in cui venne introdotto il concetto di monoscocca in alluminio. Anziché la ricerca della potenza pura, la ricerca si concentrò sul rapporto peso-potenza.

Nel 1967 la “Lotus 49”, progettata per ospitare il poi glorioso propulsore Cosworth, fu la prima monoposto ad avere motore portante nonché la prima su cui vennero sperimentati degli alettoni. La collaborazione tra i 2 marchi si rivelerà ricca di successi e si protrarrà per ben 17 anni.

Lotus_49B_aNel 1968 Chapman, oltre che tecnicamente, si dimostrò anche molto abile anche commercialmente. Fu il primo infatti a rompere il tabù secondo cui le vetture inglesi dovessero avere livrea verde, le italiane rossa, le francesi blu, e così via a seconda della nazionalità del costruttore. Ottenne così preziosi fondi colorando le proprie vetture con i colori rosso, panna e oro delle sigarette Gold Leaf. Da quel momento i poi tutti i colossi del tabacco si seguirono quella direzione.

lotus_1971Sempre nello stesso anno il team lancia la prima monoposto a 4 ruote motrici e con motore a turbina in occasione della 500 Miglia di Indianapolis. Gli stessi concetti verranno riproposti in F1 nel 1971 ma senza grossi successi. Il rischio fu parzialmente calcolato tant’è che, in parallelo, venne portato avanti lo sviluppo del progetto “Lotus 72”, la prima “Vettura Ala”.

I primi alettoni risultarono essere troppo pericolosi e la federazione ne limitò pesantemente l’utilizzo ma Chapman, pioniere dell’aerodinamica, concepì nuovamente una rivoluzione. Anziché alloggiare un grande radiatore singolo sul muso, ne vennero adottati 2 più piccoli ai lati del motore. La risultante fu una sezione frontale più bassa in grado di fungere anche da ala. Various090L’insieme delle soluzioni conferì alla vettura una linea a forma di cuneo in grado di permettere grandi velocità sul dritto e, allo stesso tempo, grande carico in curva. Con l’evoluzione 72C arrivò la sponsorizzazione John Player Special e con essa la colorazione nera con scritte oro la quale, più di tutte, caratterizzò le monoposto di Norfolk.

Nel 1977 fu il turno della “Lotus 78”, la prima vettura ad effetto suolo. Vennero creato un fondo a forma di ala rovesciata sotto i radiatori laterali, sigillato esternamente da 2 paratie che prenderanno poi il nome di “minigonne”. Il flusso d’aria sotto la vettura accelerava creando così deportanza. Ancora una volta geniale! Gli altri costruttori impiegarono molto tempo a capire i segreti del gioiello anche perché Chapman ne attribuiva beffardamente le straordinarie prestazioni ad un’ipotetica assenza del differenziale. Non solo, per avvallare queste dichiarazioni, ad ogni gran premio ordinava ai propri meccanici di manovrare le monoposto esclusivamente alzando  le ruote posteriori con un crick…

78j-1La Lotus non riuscì a sfruttare a pieno questo vantaggio tecnico nelle stagioni successive. L’intuizione venne esasperata tentando addirittura l’abolizione degli alettoni in favore del solo carico offerto dall’effetto suolo ma senza grossi risultati. A questo si aggiunse  che, a causa dell’eccezionale aumento delle prestazioni delle vetture dovuto alla scoperta, la federazione decise di abolire le minigonne.

lotus88-1Chapman non digerì mai la sentenza, ma non si dette comunque per vinto ed elaborò l’ennesima invenzione: dopo aver studiato il flusso dell’aria sopra la vettura prima, quello dell’aria sotto la vettura poi, si pose il problema del flusso dell’aria dentro la vettura. Partorì quindi l’idea della “Lotus 88”, un’auto con un doppio telaio. Il telaio interno e quello esterno erano completamente svincolati tra di loro. Gli unici punti di contatto erano in corrispondenza delle sospensioni tramite ulteriori ammortizzatori. All’aumentare della velocità i 4 ammortizzatori supplementari si comprimevano per il carico aerodinamico gravante sul telaio esterno schiacciandolo verso terra e avvicinandolo a quello tradizionale interno. A Norfolk avevano così recuperato il bandito effetto suolo.

Per l’ennesima volta la federazione dichiarò irregolare la soluzione su pressione delle altre scuderie capeggiate dalla Ferrari. Questo fu probabilmente il colpo decisivo. Chapman  era nauseato perché, parallelamente alla condanna delle sue innovazioni, la federazione taceva sull’ascesa dei motori turbo e taceva sulle “sospensioni rigide” della Brabham. La sua verità era così sintetizzabile: “quella che era una competizione tra sportivi è degenerata in una lotta per il controllo della F1. Da quando, 22 anni fa, il Team Lotus ha iniziato a partecipare alle competizioni, nessuno ha vinto più corse e campionati di Noi. Nessun altro ha influenzato il progetto delle vetture quanto Noi. Malgrado ciò, siamo sottoposti a una pressione insostenibile da parte dei Nostri avversari che ci attaccano perché, una volta di più, abbiamo intrapreso una strada che saranno costretti a seguire. Se non si fa pulizia, la F1 s’ingolferà in un gioco di copiature, negazioni, interpretazioni meschine di regolamenti imposti.”

L’ultima monoposto fu la “Lotus 91” della stagione 1982, la 1° vettura ad adottare sospensioni attive ed anche la 1°, unitamente alla McLaren MP4/1, ad impiegare telaio in fibra di carbonio. Anche questa rivoluzionaria, equipaggiata però con un ormai insufficiente motore aspirato.

…i grandi piloti…

425-Jim-Clark,-Cruel-SportOltre che per le straordinarie soluzioni introdotte La Lotus dove parte della sua celebrità anche ai piloti che le si accostarono fin da subito, mostri sacri entrati nell’Olimpo dell’automobilismo.

La prima vittoria arrivò nel 1960 ad opera di Stirling Moss a Monaco.

Il primo mondiale con Jim Clark nel 1963. Successo ripetuto nel 1965 abbinato nello stesso anno addirittura alla vittoria nella 500 Miglia di Indianapolis.

Nel 1968 l’inglese morì tragicamente sul circuito di Hockenheim. Il mondiale andò al compagno di squadra e connazionale Graham Hill.

RINDTNel 1970 Joken Rindt perse la vita al penultimo appuntamento di Monza, a fine stagione risulterà comunque primo ed il mondiale verrà assegnato postumo.

Nel 1972 si impose il primo brasiliano campione del mondo, il “basettone” Emerson Fittipaldi.

Ronnie_PetersonNel 1978 fu la volta di “piedone” Mario Andretti davanti al compagno Ronnie Peterson che morirà anch’egli l’anno successivo a Monza.

Quello dell’americano rimarrà l’ultimo dei titoli iridati piloti della Lotus.

Un percorso di grandi successi  ma, contemporaneamente, di grandi tragedie che alimentarono la tesi secondo cui le vetture di Norfolk fossero troppo estreme e quindi troppo pericolose. Basti pensare che si vociferava di un Jackie Stewart che fosse stato costretto a giurare alla moglie che non avrebbe mai guidato una Lotus. Di sicuramente vero c’è che queste tesi dettero forza ai rivali ed indebolirono la posizione del team nei confronti della federazione.

…il declino…

DEANGELIS_MANSELLNel 1982 Elio De Angelis ottenne un’incredibile vittoria al fotofinish in Austria davanti al futuro campione del mondo Keke Rosberg, nonostante la vettura ancora non disponesse di motore turbo. Fu l’ultima volta che, sulla linea del traguardo, il “baffetto beffardo” lanciò il suo cappellino nero in segno di esultanza. Colin Chapman morì per un infarto solo pochi mesi dopo a soli 54 anni.

Da allora per il team, privo del suo timoniere, inizia un lento ma inesorabile declino.

La squadra ottiene un’altra vittoria con il pilota romano e fa esordire il giovane Nigel Mansell.

SennaDetroit02Le ultime 6 vittorie arrivano con, e soprattutto grazie, ad Ayrton Senna la cui partenza con destinazione McLaren rappresenta la fine. Con lui alla corte di Ron Dennis migrano l’anno successivo anche i motori Honda.

Si provano la carta Piquet e quella dei propulsori Judd, ma senza successo.

L’ultimo colpo di coda è quello di far esordire altri futuri talenti quali Mika Hakkinhen ed Alessandro Zanardi.

94-adams-f1-spa-Nel 1994, dopo 36 anni, si chiude amaramente l’avventura della scuderia inglese con una bancarotta da 23 miliardi di $. Fine. O forse no…

… la misteriosa fine…

Ad oggi, ad oltre 25 anni dalla sua scomparsa, il vecchio Colin fa ancora parlare di sè.

1981_delorean_dmc12Al momento della morte Chapman era coinvolto nello scandalo DeLorean e rischiava il crack finanziario oltre che il carcere. Questo è il motivo che ha indotto anche l’FBI a supporre che la “provvidenziale” morte improvvisa fosse in realtà una montatura.

Sembra che nessuno abbia mai visto la salma, eccezion fatta per la moglie. Sembra che non ci siano immagini del funerale cui furono respinti persino Fittipaldi ed Andretti, i piloti cui era più legato. Per finire, sembra che trapelino voci secondo cui i meccanici storici del team si ritrovino periodicamente per delle cene tipo rimpatriata, cui Colin partecipi regolarmente.

Ma andiamo con ordine.

La DeLorean produceva un unico modello di automobile, quello portato alla ribalta dalla saga cinematografica di “Ritorno al futuro”, siglata DMC12. In realtà queste automobili altro non erano che una evoluzione della Lotus Esprit e questo era il motivo per il quale Chapman era a tutti gli effetti socio del fondatore John Zakarias DeLorean.

Chapman ottenne un finanziamento per l’apertura di un nuovo polo produttivo DeLorean in Irlanda del Nord, nonostante la casa automobilistica fosse ormai prossima al fallimento. Lo stabilimento non fu mai aperto. Di lì a poco la morte, improvvisa ed inaspettata, dopo la quale venne rintracciato un versamento da 18 milioni di $ su un conto panamense.

A questo punto, dopo essersi sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica facciale, Colin si sarebbe trasferito in Sudamerica sotto falsa identità. Fino a qui quanto ipotizzato dall’agenzia americana ma sussistono ipotesi ancora più ardite…

Quel generico “Sudamerica” più precisamente starebbe per “Brasile”, paese dove non è prevista l’estradizione e dove si è rifugiato da latitante Ronnie Biggs, uno degli autori della “Grande rapina al treno” Glasgow-Londra del 1963. Assurdo, ma secondo alcuni Bernie Ecclestone e Colin Chapman potevano anche non esserne all’oscuro…

ronnie -trenoTra i partecipanti a quello poi ribattezzato come “il colpo del secolo” ci fu anche l’allora promettente pilota Roy James già noto alle autorità per precedenti di furto d’auto. Alla caccia di fondi per finanziare la sua carriera di pilota, si unì al gruppo degli altri malviventi con il preciso compito di guidare una delle auto preposte per la fuga col malloppo.

Poco dopo la rapina entrambi furono catturati. Per James il sogno di una carriera come pilota rimase tale. Biggs invece riuscì incredibilmente ad evadere e sparire quasi 40 anni, fino al 2001, quando vecchio e malato tornò in Inghilterra dove venne arrestato. Dei soldi, ovviamente, nessuna traccia.

All’epoca dell’assalto al treno Chapman era già titolare di una scuderia in ascesa ed Ecclestone ancora solo un manager procacciatore di giovani talenti. Non è da escludersi che avessero messo ambedue gli occhi sul giovane pilota Roy James il quale si stava mettendo in luce nelle formule minori.

A sostegno della tesi ci sono alcuni piccoli retroscena…

bildeAlla domanda su chi fosse il suo eroe automobilistico Ecclestone rispose: “Colin Chapman, ma ancora più Enzo Ferrari”. Da notare però che nella famosa guerra tra federazione e costruttori del 1981. Ecclestone e Ferrari stavano su 2 schieramenti opposti mentre Ecclestone e Chapman sullo stesso. Quanto stretto era il legame tra i 2 team manager inglesi?

colin-chapman-1982Inoltre, incalzato dalle domande sulla vicenda della rapina, Bernie dichiarò: “Roy era molto amico di Graham Hill e quando uscì dal carcere mi chiese un posto di lavoro. In quel momento ero proprietario della Brabham ma non gli diedi un volante. Lo incaricai invece di realizzare un trofeo in quanto Roy era anche un bravo orafo. Questo trofeo è quello che consegniamo ogni anno agli organizzatori e lo ha fatto proprio lui ma nessuno lo sa”. Avendo Hill guidato oltre che per la Brabham anche per la Lotus, non potrebbe aver fatto anche a Colin la stessa raccomandazione?

Insomma, Mr Lotus è vivo? No, è solo una leggenda…

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