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L’altra faccia della medaglia


Partiamo dalla fine: è notizia di oggi che Schumacher guiderà la Rossa di Massa tra le vie del porto di Valencia colonizzate dallo scorso anno da Sir Ecclestone. Ufficialmente dice “Lo faccio per gratitudine” ma la realtà è che l’avrebbe evitato volentieri perché, seppur non da vincente, avevo mollato il colpo in tempo, ancora da Re…

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Anche Felipe non fa i salti di gioia. Ufficialmente scherza: “Schumy a Valencia? Se non ci sarò io!”, ma qui la realtà è che anche lui l’avrebbe evitato volentieri perché il supplente è indigesto, di quelli scomodi, di cui pensava aver già pagato pegno ed essersene liberato…

Il tedesco nell’ultima gara della carriera disputata ad Interlagos mise in pista, è proprio il caso di dire, una rimonta pazzesca con una cattiveria pazzesca culminata con un sorpasso pazzesco tra muretto box e il suo futuro successore in Ferrari Kimi Raikkonen. Che classe, tanto di cappello! Ci aveva salutato così, e andava bene così…

Il problema è che, da una parte, “il ragazzo” in Svizzera sulla riva del lago si annoia e quindi di tanto in tanto scorrazza in giro per circuiti in modo deve tenere a bada l’istinto, l’istinto della competizione, della gara. Dall’altra parte però c’è un blasone da tutelare. C’è il rischio, vista la stagione dei furbi che sta attraversando la F1 e la conseguente scarsa competitività Ferrari, che quello che per alcuni è un mito non si dimostri all’altezza. Non occorre andare troppo indietro per imbattere con il precedente di Jacques Villeneuve e del Suo rientro in F1 con Renault…

Chi nel paddock ci ha vissuto per anni 13 non può essere così stupido da sottovalutare l’aspetto marketing che di quel mondo è cardine. L’esempio Villeneuve-Renault fu un’operazione, guarda a caso a firma Briatore, buona per il team ma disastrosa per il pilota. Troppe similitudini con la vicenda di oggi: c’è aria di buon affare per la Ferrari, ma c’è anche aria di cantonata per la controparte…

È Questo che c’è dietro quel “lo faccio per gratitudine”. La differenza tra la cosa giusta e quella sbagliata è infinitesimale. Bisogna addirittura essere più bravi a lasciar perdere le opportunità che a prenderle, bisogna evitare il rischio di “bruciarsi”. Vedi Giorgio Pantano, unico vincitore campionato GP2 non promosso in F1 a causa di una carriera macchiata da un’apparizione non entusiasmante su una Jordan alla deriva. Oppure vedi Bourdais competitivo quanto, o per lo meno quasi quanto il tanto osannato Vettel però colpevole di non aver colto la grande occasione a Monza dello scorso anno quando 3° in griglia al via lì rimase. Purtroppo per lui, quest’anno, nel giochino dei diffusori la Toro Rosso è arrivata tardi, ha preferito licenziare presto…

Questa opportunità che era meglio lasciar perdere ma che Schumy è stato costretto a prendere, potrebbe rivelarsi l’ennesimo colpo di fortuna del tedesco . Eh già, forte sì, ma altrettanto fortunato. Per raccogliere tutto quello che ha raccolto è lui il primo consapevole che negli in cui ha corso il terreno era fertile, non ha trovato grandi avversari e, la cosa che fa più male, è che quando li ha trovati ha anche perso. Vedi contro Hakkinen, vedi contro Alonso, vedi contro la Williams (la corretta codifica del mondiale di Villenueve)…

Il caso vuole che l’ultimo Gp in Ungheria abbia dimostrato una Ferrari inspiegabilmente competitiva. Nessuno se lo aspettava ma forse la Ferrari può vincere. Nonostante 2 anni trascorsi senza salire su una monoposto, nonostante una monoposto che non conosce e che niente ha a che vedere con quelle che guidava lui, nonostante un circuito nuovo e mai visto, nonostante in squadra c’è un ex-campione del mondo da battere (mica l’ultimo arrivato), nonostante tutto questo… Anche Schumacher può vincere?

È questo che c’è dietro quel “Schumy a Valencia? Se non ci sarò io!”, è questa l’altra faccia della medaglia.

il colpo di fortuna dell’uno può tradursi in un colpo di sfortuna dell’altro. L’altro che lo scorso anno ha perso il mondiale all’ultimo km dopo averne assaggiato tutto il fragore, l’altro che lo scorso sabato s’è preso incolpevolmente una molla in testa a 280 km/h e che, quindi, ha francamente già dato.

Quale storia da raccontare ci piacerebbe di più sul mondiale 2009? Che quel giorno a Valencia Schumacher quello forte è fortunato tornò e fece quello che i 2 piloti ufficiali non avevano fatto durante tutta la stagione? O che quel giorno (non a Valencia) Massa, quello un po’ meno forte e un po’ più sfigato, rientrò e fece lui in prima persona quello che non gli era ancora riuscito in quella stagione?

Chi non tiferà per Massa al suo rientro?

Per gli appassionati come il sottoscritto ognuna delle due ipotesi è carica di fascino ci fa riscoprire quello che ha reso grande questo sport, vale a dire gli uomini che l’hanno creato: piloti, tecnici, team manager.

L’incidente di Massa con la sua drammaticità ci ha riavvicinato a lui. E qui sta il guaio, non deve essere la tragedia sfiorata a risvegliare la passione per questo sport troppo appiattito. Lasciamo liberi gli attori di esprimersi.

Per un triste precedente analogo è tornato in cronaca l’incredibile circuito di Clermont Ferrand… ecco, chiediamoci quanto incideva la componente umana nella F1 di allora e quanto incide adesso soffocata dall’immane business che lei stessa ha generato.

  1. agosto 24, 2012 alle 11:52 pm

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