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L’eccezione alla passerella


logo-monza1Da principio fu Montecarlo… Guai a discutere la gara del principato, la massima espressione dello show-business targato F1. Evento glamour, cool, mondano, e giù tutti a fare a gara per accaparrarsi un metro di terrazza vista circuito, giù tutti a fare a gara ad accaparrarsi un posticino per ormeggiare al porto il proprio yacht, giù tutti a fare a gara ad ostentare, giù tutti a fare gara semplicemente ad esserci.

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Logo monzaDi gara però, da sempre, ben poco. La gara si decide al sabato perché di sorpassare in pista la domenica proprio non c’è verso. 2 ore piene, il gran premio più lungo pur essendo il più corto visto che neanche si percorrono i 300 km che sarebbero da regolamento. Il più delle volte 2 ore di noia, di passerella, a guardare le monoposto danzare tra i muretti tutte belle allineate ed incolonnate. Il più delle volte 2 ore ad aspettare l’imprevisto, l’errore del pilota che con qualche cm di troppo va a muro, perché il muro è lì, da sempre.

Era lì fuori dal tunnel per Bandini nel 60 a togliergli la vita. Era lì al tabaccaio nell’81 per Piquet a regalare la stratosferica vittoria di Gilles Villeneuve, primo turbo a primeggiare sulle strade del principato. Era lì al Portier nel 96 per Schumacher a spezzare il sogno della prima vittoria del tedesco in rosso. Era lì nel 2008 ancora al tabaccaio per Hamilton  a costringerlo al rientro box anticipato che poi gli regalò la vittoria.

Montecarlo ormai è parte della F1, è storia della F1, con la sua assurdità, con i suoi muretti duri e tragici e allo stesso tempo duri e dolci. Montecarlo s’è guadagnata un posto di diritto nel circus, l’ultima di maggio, in quanto eccezione. Montecarlo unica durante l’arco di tutta la stagione e quindi evento glamour, cool, mondano.

La F1 è cambiata da puro sport è diventata puro business. L’assurda formula monegasca è diventata la ricetta da seguire per tutti.  Nel nuovo contesto la passerella funziona! Il pubblico non deve muoversi fuori città per andare in circuito, il Jet-set ha la vetrina giusta, gli sponsor non parliamone, come andare a nozze.

L’eccezione è diventata la regola, vai con Valencia, vai con Singapore, vai con Abu Dhabi… già pronti ad andare anche con New York e con Roma. La ricetta rischia di perdere la sua magicità perché anche a mangiare Chianina tutti i giorni alla fine si finisce per desiderare pastina in bianco.

Se Valencia dovesse scalzare Barcellona va be’… in soli 20 anni è un circuito obsoleto. Da pistone a pistino. È saltata la variante Nissan da quinta marcia, s’è ristretto il raggio del tornantone Caixa, è apparso la zig-zag tra i 2 veloci curvoni finali  Europcar e New Holland che, di fatto, li ha uccisi.

Il disastro sarebbe perdere Monza. Monza ha 60 anni di storia, da Monza sono passati tutti i protagonisti della F1, nessuno escluso. Monza è un circuito mutilato, la prima variante non si può guardare, la seconda di Lesmo vera non c’è più… ma Monza ha ancora molto da dire. Monza è l’unica pista da alettoni scarichi, l’unica da 250 km/h di velocità media, l’unica da 360 km/h di velocità di punta. Monza è diventata quello che è stata prerogativa di Montecarlo e cioè l’eccezione… ma con qualcosa in più!

L’eccezione vecchia trasformava la competizione in pista in passerella enfatizzando tutto il contorno. L’eccezione attuale permette i sorpassi, i duelli, il pelo per uscire forte dall’Ascari o dalla Parabolica che niente hanno a che vedere con le curvette da 80 km/h dei tanto di moda circuiti cittadini odierni.

Insomma, una volta di più da 60 anni a questa parte, guai a discutere il vero ed unico rimasto tempio della velocità. Il suo nome è “Autodromo Nazionale di Monza”!

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    Ciao Alle

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      ooohhh addirittura? Dai, non esageriamo… comunque, grazie, davvero.

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