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The Bode show


Stanno per finire le olimpiadi invernali di Vancouver e con esse sta per calare il sipario su uno dei più grandi spettacoli di sempre offerti dallo sci alpino: Bode Miller.

Sul finire degli anni 90 Bruno Gattai vide partire questo pazzo con pettorali ben oltre il 30 e disse: “se questo lo mettono a posto sopra, ragazzi…”. Be’, non ci sono mai riusciti, anche adesso che ha 33 anni la parte alta è ancora scomposta mentre sotto è, ma lo è sempre stata, inchiodata alla neve. Risultato? Spettacolo allo stato brado!

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La sciata anomala perché è quella di un’autodidatta, frutto di un talento naturale immenso cresciuto ai confini della società da 2 hippy che preferivano stare a contatto con la natura senza acqua corrente e senza elettricità, ognuno ha i suoi problemi.

Ciò nonostante il ragazzo, dopo qualche stagione di apprendistato, dopo qualche botta a terra, con degli allenatori che cercavano di metterlo in bolla, è divenuto il padrone incontrastato del circo bianco: 32 vittorie in coppa del mondo, 2 coppe di cristallo, 4 ori mondiali… un mostro sacro di questo sport. Incredibilmente però, fino a pochi giorni fa, niente ori olimpici.

L’occasione giusta era Torino 2006 dove partiva da favorito in tutte le gare, cosa che nella vita può capitare una volta sola e solo se sei molto fortunato. Bode ahimè sprecò tutto. L’apice della disfatta nello slalom, ultima e per lui più complicata  cartuccia. Dopo la caduta del nostro Giorgio Rocca inforcò più o meno nello stesso punto per poi “biascicare” qualcosa davanti alle telecamere. Rimango tutt’ora convinto che fosse completamente ubriaco. Questo solo un episodio, quel che è certo è che in carriera i successi  collezionati avrebbero potuto essere il doppio, perché il soggetto in questione è il più classico degli esempi di genio e sregolatezza.

Una capacità di tenere o addirittura inventarsi linee per altri impossibili, un’attitudine a rischiare sempre il 100, 110, ma anche il 150 per cento e, irrimediabilmente, un sacco di uscite, qualche caduta. Qualche caduta, non tantissime, perché buttarlo giù non è mica facile! Mi spiego meglio. La “Stelvio” di Bormio è considerata, persino dagli Austriaci, la pista più tecnica del mondo: su 2 minuti di gara lo sci rimane piatto sì e no per soli 10 secondi circa. Ebbene, questo Yankee, una dei 2 sci l’ha perso dopo pochi secondi già al canalino Sartorelli, stimo a quota 2900 m. Anziché fermarsi, ha deciso di scendere al traguardo, stimo a quota 1200 m, su uno sci solo. La Stelvio è già una sfida in condizioni normali, figuriamoci su uno sci solo! Al traguardo gli sciatori, si accasciano con i muscoli in fiamme, figuriamoci su uno sci solo! 140 km/h su due sci sono follia, anche “solo” 100 km/h ma su uno solo sono oltre la follia!

Io a Bormio ci sono fisicamente stato, ad un certo punto, letteralmente, non vedi più la pista, sbucano solo i cartelli di monito con su scritto: “Attenzione: solo per sciatori esperti!”. Il tratto incriminato è il Muro di San Pietro, una parete quasi verticale lunghissima che non finisce più. Qui è più la gente che scende a rotoloni che non quella che riesce a restare sugli sci seppur zigzagando da semiferma. Io naturalmente faccio parte del primo gruppo, i discesisti invece volano in aria per 60-70 metri e atterrano a metà muro, ancora sul ripido, e senza grosse difficoltà. L’anno dei mondiali il tracciatore del SuperG aveva piazzato una porta proprio in zona “atterraggio” rendendo il passaggio estremamente complicato. Si trattava di indovinare la traiettoria giusta alla cieca, cosa che Miller cannò alla grande. Stava per saltare la porta ma, mentre era per aria e in una frazione di secondo, buttò gli sci dal lato giusto e le braccia davanti al viso. Rimase in piedi dopo l’impatto tremendo con la porta stessa e, soprattutto, ancora in gara. Pochi secondi dopo al traguardo, non solo in gara, primo.

Per citare Paolo De Chiesa e senza esagerare, si può dire che lo statunitense ci abbia offerto qualche “numero da circo equestre” ad ogni gara. “Pazzesco” quello all’uscita della Steilhang di Kitzbuhel, dove se se sbagli perdi la gara d’accordo, ma ti fai anche un gran male. Piuttosto che intraversare gli sci, con uno scatto, è saltato sui teloni di protezione, ci ha galleggiato sopra per qualche metro, e giù in posizione nella stradina, primo in fondo. Mai visto!

Dopo aver fatto le ore piccole la sera prima e per questo aver saltato l’assegnazione dei pettorali di partenza è stato più volte penalizzato e costretto a partire con pettorali oltre il 40 con pista rovinata. Storicamente nessuno si era mai azzardato a pronosticare una vittoria di un atleta al via in quelle condizioni, tranne che nel suo caso. L’uomo da battere, sempre.

La favola sembrava finita la scorsa stagione durante la quale dopo anni non partiva più come il “favorito”.“Non c’è con la testa” si diceva, non che ci sia mai stato dico io. Seccato dalla stampa che danni gli rimproverava i suoi eccessi, per occuparsi di una figlia di cui nessuno sapeva in realtà, si allontana temporaneamente dalle gare per poi annunciare il ritiro.

In sospeso però c’era ancora il discorso olimpiadi, lasciato in malo modo 4 anni fa in casa nostra. Seppur in ritardo preparazione mostruoso lo scorso autunno ha deciso di provare Vancouver, e stavolta non ha sbagliato nulla!

Argento in discesa, bronzo in SuperG, oro in combinata. E non è ancora finita, mancano gigante e slalom. Eh già, perché tra i tanti record, detiene anche quello di aver vinto 5 gare nelle 5 specialità diverse dello sci alpino e nello spazio di soli 16 giorni.

Lasciano l’amaro in bocca quei 9 centesimi di secondo che l’hanno separato dall’oro in discesa che avrebbe suggellato il suo ritorno trionfale.

36, invece, i centesimi che hanno separato dallo stesso medesimo oro anche il suo grande antagonista di questi anni, lo svizzero Cuche. Il vecchio Didier era alla sua ultima chance dopo aver avuto una carriera rovinata dalle tute italiane tecnicamente superiori dell’Anzi Besson adottate per anni dallo squadrone austriaco ma non da quello elvetico. Difficile possa riprovarci tra altri 4 anni.

Bode addirittura chiuderà fin da subito dopo Vancouver. Salvo non cambi idea. Ancora.

Dispiace più per le loro carriere non suggellate dalla vittoria olimpica in discesa potenzialmente strameritata, che non per il nostro Werner Heel. L’alto atesino è alla sua prima olimpiade, avrà altre occasioni e nei prossimi anni sono pronto a scommettere che ci darà grandi soddisfazioni, in rapporto all’età e all’esperienza lo vedo fortissimo.

  1. settembre 23, 2013 alle 6:30 pm

    I am in fact glad to glance at this blog posts which includes plenty of useful data, thanks for providing these kinds of statistics.

  2. luglio 10, 2013 alle 11:04 pm

    What a stuff of un-ambiguity and preserveness of valuable know-how about unexpected emotions.

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