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Intervista a Gian Carlo Minardi


C’è un comune denominatore per ogni protagonista italiano che si sia affacciato al mondo della F1 negli ultimi anni: il suo nome è Gian Carlo Minardi. Siamo riusciti ad intervistarlo perchè, nonostante ben 20 anni di Circus, è ancora persona estremamente genuina e dipsonibile, come tipico per la gente della Sua zona.

La totalità dei giovani piloti italiani è transitata da Faenza, sede della scuderia, e ha un debito di riconoscenza nei Suoi confronti in quanto è grazie a lui se sono approdati alla massima serie. Oltre ad essi anche altri grandi campioni sono partiti da qui, uno su tutti l’attuale pilota Ferrari e già bi-campione del mondo Fernando Alonso.

Ma non solo. Le storie di Ferrari, Lamborghini, Alfa, quelle di Chiti, Forghieri, Rumi ed altri ancora si intrecciano con la Sua. Nessuno conosce il panorama dei motori come Minardi, incarna la storia del motorismo di casa nostra. E dire che il tutto parte da una piccola concessionaria Fiat in terra di Romagna…

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Kingmarzio: La prima domanda è “banale”: come si fa da una concessionaria Fiat della Romagna ad arrivare a gestire un team di F1?

Gian Carlo: E’ stata una “mazzata” ma come in tante altre occasioni della mia vita non mi sono pianto addosso e ho cercato una alternativa.

Kingmarzio: Possiamo fare luce su quel tradimento dell’ultima ora da parte dell’Alfa Romeo che rischiò di troncare sul nascere l’avventura della Minardi in F1?

Gian Carlo: Non c’è molto da dire, purtroppo una volta disegnata la vettura e pronti al debutto il Presidente Massaccesi si tirò indietro. Come al solito ci rimboccammo le maniche e partimmo, grazie anche al mio socio Piero Mancini nell’avventura  Motori Moderni.

Kingmarzio: A seguito di quella spiacevole esperienza, non appena disponibile, montò sulle Sue monoposto i propulsori della Motori Moderni progettati dall’ingegner Chiti. Considerato che questi fu l’artefice del ritorno Alfa in F1, aveva già dimenticato quanto successo in precedenza con la casa di Arese?

Gian Carlo: Grazie alla Motori Moderni di Chiti e Mancini che in pochi mesi riuscirono a progettare e costruire un nuovo motore Turbo 6 cl. Riuscimmo a partire per il Campionato.

Kingmarzio: Lo stesso ingegner Chiti venne licenziato anni prima da Enzo Ferrari. Enzo Ferrari a sua volta era stato in precedenza “licenziato” dall’Alfa. Non credo corresse buon sangue tra Cavallino e Biscione, così come non credo corresse buon sangue tra il Commendatore e l’ingegnere. Lei lavorò con entrambi, come riusciva a giostrare tra i 2 fuochi?

Gian Carlo: Non è difficile fare andare d’accordo gli sportivi, il Commendatore Ferrari ha sempre avuto un occhio di riguardo nei miei confronti e con tutte le persone che hanno collaborato con me, compreso l’Ing. Chiti.

Kingmarzio: Per anni Lei ha potuto usufruire del circuito di Fiorano per i test. Quale era la contropartita? I risultati di queste prove erano poi messi a disposizione della Rossa? Eventuali innovazioni tecniche della Minardi venivano poi “passate” alla Ferrari?

Gian Carlo: Ho sempre avuto un buon rapporto con la Ferrari e non dovevo dare nulla in cambio, era un modo per aiutarmi e basta.

Kingmarzio: Nel 91 riuscì addirittura ad ottenere la fornitura dei motori di Maranello. Quella la stagione con i maggiori rimpianti? Quella la grande occasione sprecata?

Gian Carlo: Grande opportunità, ma fu una stagione troppo costosa per le mie risorse e, anche se è stata la migliore fornitura di motori della storia Minardi, purtroppo a fine anno abbiamo dovuto rinunciare e rompere il rapporto. Certamente una occasione persa.

Kingmarzio: Nonostante queste collaborazioni pensa che la Rossa abbia avuto e abbia un ruolo scomodo per le altre scuderie italiane? Pensa che, volente o no, le soffochi?

Gian Carlo: La Ferrari è troppo importante nel mondo e quindi non è facile in modo particolare in Italia ritagliarsi un posto e un po’ di spazio.

Kingmarzio: Oltre al già citato Motori Moderni e al Ferrari, ha gareggiato anche con il Lamborghini dell’ingegner Forghieri. Stagioni con grandi motori ma senza il grande acuto. Cosa andò storto?

Gian Carlo: Negl’anni 91/92 l’economia mondiale aveva avuto una recessione importante e a farne le spese erano in modo particolare le piccole scuderie, ma purtroppo anche i costruttori di motori non supportati dalle grandi case. Fu così che Lamborghini a fine stagione si ritirò, non fu una stagione facile.

Kingmarzio: A seguire subentrò nel team la Fondmetal di Gabriele Rumi la quale disponeva di una galleria del vento e di un progettista affermato come Jean Claude Migeot. Sulla carta si poteva puntare al grande salto di qualità. Cosa mancò?

Gian Carlo: Credo che il tutto sia dovuto solo ad una sbagliata gestione da parte della FIA e del suo Presidente Mosley, che ha privilegiato i grandi costruttori a discapito dei piccoli Team. Nonostante le nostre richieste non ha mai preso in considerazione i nostri consigli, solo nel 2009 a fine mandato ha cambiato strategia, ma solo per orgoglio e per destabilizzare la F.1, ma ormai il danno era arrecato.

Kingmarzio: La Minardi con i suoi 20 anni di storia è passata dall’era dei Turbo a quella dei rifornimenti, da quella di Lauda a quella di Alonso, da quella dei “garagisti” a quella dei grandi costruttori. Cosa è cambiato in meglio e cosa in peggio?

Gian Carlo: 21 anni sono tanti, sono due o tre generazioni sia di uomini che di tecnologia, un evoluzione di regolamenti che hanno stravolto la F.1, nel 1985 si gestiva un Team in pista con 20 persone, oggi ne occorrono 70.

Kingmarzio: Quale considera con orgoglio l’innovazione tecnica più significativa nata a Faenza e copiata poi da tutte le altre squadre?

Gian Carlo: La sospensione senza molle fatta nel 1988 e il cambio in titanio nel 2003.

Kingmarzio: Se oggi Giancarlo Minardi avesse 25 anni di meno e stesse per approdare in F1, proprio come accadde nell’85, come farebbe? Che piloti schiererebbe? Che propulsori monterebbe? A quale progettista si affiderebbe?

Gian Carlo: Rifarei tutte le cose che ho fatto in 21 anni di F.1.

Kingmarzio: Altri ci hanno provato, magari con alle spalle una propria azienda per autofinanziarsi, ma hanno comunque chiuso i battenti dopo poche stagioni. Come è riuscito Lei a resistere per ben 20 anni?

Gian Carlo: Con tanta voglia di fare, testardaggine, con dei collaboratori eccezionali e un po’ di fortuna.

Kingmarzio: Fin dall’inizio ha sempre dovuto lottare con problemi finanziari. Perché nell’arco di questi 20 anni nessuno sponsor, o meglio, nessuno “grande” sponsor ha mai creduto al progetto Minardi?

Gian Carlo: Non si può fare a me questa domanda certamente non è stato facile in Italia vivere come secondo Team.

Kingmarzio: Perché ha creduto al progetto Minardi un certo Paul Stoddard proveniente dall’altra parte del mondo?

Gian Carlo: Perché la Minardi era un Team tecnicamente valido con solo problemi economici che purtroppo Stoddard non ha risolto.

Kingmarzio: Oggi, in F1, il Minardi Team non esiste più. Figura invece la Scuderia Toro Rosso. Considera quest’ultima come una “figlia” della Minardi o come una “lei” che ne ha usurpato il posto? Più amore o più odio?

Gian Carlo: Sono orgoglioso di avere fondato la Minardi, la Toro Rosso ne è la continuazione.

Kingmarzio: Indiscutibile e da tutti riconosciuto il fatto che la Minardi sia stata un’inesauribile fucina di giovani promettenti. Tra tutti i talenti da Lei lanciati alla ribalta, chi la impressionò maggiormente?

Gian Carlo: Sono tutti figli uguali e importanti per la storia Minardi.

Kingmarzio: Quale, invece, ritiene che non abbia poi avuto modo di esprimere il 100% del proprio potenziale?

Gian Carlo: No, chi aveva delle doti si è sempre messo in evidenza.

Kingmarzio: In generale, anche aldilà dei piloti, quale l’amicizia del circus più cara e che conserva ? Viceversa, chi il peggior nemico, quel qualcuno con cui non c’è mai stato feeling?

Gian Carlo: Non ho mai avuto nemici.

Kingmarzio: Arrivando ad oggi, può Davide Rigon puntare al titolo GP2 e, quindi, a tutto ciò che ne consegue poi?

Gian Carlo: Davide è un grande Pilota, ma purtroppo è senza sponsor quindi sarà dura per lui arrivare in alto, mio figlio ed io faremo il possibile per aiutarlo.

Kingmarzio: Pensa che la politica Ferrari, agli antipodi della Sua, di non puntare sui talenti di casa nostra possa essere il motivo per il quale i nostri driver rimangano, da sempre, fuori dal giro dei volanti buoni?

Gian Carlo: Sta cambiando  anche in Ferrari, oggi è partita FDA e in questa ci sono due Piloti Italiani, Bortolotti e Zampieri, speriamo che si riesca a fare presto arrivare un Italiano in F.1 e con la Ferrari.

Kingmarzio: Chiudiamo con un test di origine controllata Faentina: che giorno è la “Nott’ De Bisò”? Io mi sono già informato e per quel giorno mi terrò libero, aspetto l’invito… mi faccia sapere…

Gian Carlo: La “Not de Bisò” se non viene spostata come quest’anno per neve, si svolge la sera del 5 gennaio.

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