Home > F1, Generazione di fenomeni > Intervista a Giorgio Stirano – parte 1 di 2

Intervista a Giorgio Stirano – parte 1 di 2


Ha portato l’Osella Corse in F1 lanciando talenti quali Eddie Cheever e Teo Fabi per poi passare all’Alfa. Lui dietro i successi internazionali della 155, Suoi alcuni delle concept-car più significative ed avverinistiche di fine anni 80 ed inizio 90. Ma non solo, non s’è tirato indietro poi, nè nell’avventura Forti Corse, nè tanto meno nella difesa giudiziaria di Williams a seguito della morte di Senna di quel maledetto week-end di Imola.

Giorgio Stirano è da sempre persona caparbia e pragmatica. Ha raccolto numerose sfide senza mai tirarsi indietro, non ha mai esitato a far valere le proprie idee, nel bene e nel male, che piaccia o che piaccia meno. Figuriamoci, problemi nel rispondere a qualche domanda scomoda? Chiaramente no!

– Bel posto questa Montecarlo

– L’avventura dell’Osella Corse

– Quel casino dell’Alfa

– La parabola dei piloti

.

Kingmarzio: C’è qualcosa che bolle in pentola in ambito F1 e competizioni sportive in genere che la vede attualmente coinvolto?

Giorgio: Non esattamente…

Sono a Montecarlo dal 99. In quel periodo avevo chiuso la mia impresa, la Albatech, ed ero rimasto vedovo. Io ne avevo le palle piene di Torino anche per motivi legati all’area Fiat e volevo cambiare vita.

Parallelamente degli investitori avevano rilevato la società di Casiraghi che era morto. Questi si erano accorti che non potevano più andare avanti a fare shipping navale ma dovevano passare all’ingegneria. Mi hanno proposto il ruolo di amministratore delegato, mi sono trasferito qui anche se era il momento in cui stava finendo il periodo delle cose finte…

Kingmarzio: In che senso?

Giorgio: La Montecarlo di allora era molto diversa da quella di oggi.

In quegli anni lì l’aspetto fiscale era molto importante, c’era interesse da parte delle imprese perché erano costi che sostanzialmente andavano a recuperare. Da lì poi capisci benissimo perché praticamente tutti i piloti vivevano a Montecarlo.

Oggi è un bellissimo posto dove vivere, ad esempio una donna può tranquillamente uscire la sera con la sua amata borsetta senza che nessuno si sogni di scipparla, ma non è certo un paradiso fiscale. Le autorità stesse hanno cacciato via una manica di russi e hanno tenuto solo quelli affidabili. Il sistema bancario Monegasco fa riferimento al sistema bancario francese quindi il problema non esiste.

Il business del principato si basa molto sul turismo: GP, rally, tennis, salone per le auto GT, porto turistico nuovo… alla fine sono 29000 abitanti su un 1,8 km2 di superficie, poi è l’immobiliare una tecnica che hanno è che dove c’è un palazzo vecchio di 4 piani lo tirano giù e ne fanno uno nuovo da 25. Fine.

Kingmarzio: Lei comincia alla fine degli anni settanta con la Osella Corse nelle formule minori. Le sue vetture raccolgono ottimi risultati, lanciano un giovane Eddie Cheever e convincono il patron ha provare la massima serie. Tuttavia le stagioni 80 e 81 ri rivelarono ardue e piene di difficoltà.

Il tutto è imputabile alle carenze del motore aspirato in rapporto ai turbo dei top-team? Il tutto è imputabile all’incertezza regolamentare di quegli anni? Cercò di aggirare come altri il limite imposto sull’altezza da terra? Come mai l’Osella come poi accorso ad altri team vincenti in serie minori faticano una volta approdati in F1? Immagino alla base ci fu una questione di risorse limitate. Se è così, perché gli sponsor non dettero credito a queste squadre dalle ottime credenziali?

Giorgio: Ad Osella è mancato l’aspetto manageriale.

Osella è una bravissima persona, ma con una testa… detto il geometra…

Tenga conto che io ad Osella gli voglio bene ancora adesso, lui ha creato un gruppo di persone molto unito che tutti gli anni prima di Natale ancora adesso. Ci troviamo a cena insieme e guardandoci ci diciamo: “se lavorassimo ancora insieme saremmo la McLaren!”. Quella è stata una grande scuola, l’ultima grande scuola dopo l’Abarth.

Io sono andato via da Osella nell’81 perché ad un certo punto nel Suo ufficio gli ho detto: qua siamo in due,  siccome te sei il padrone, vado via io. La mia visione dell’azienda era che bisognava assolutamente fare un salto di qualità. Gli avevo illustrato un progetto che mirava a fare un po’ i competitor di Dallara, fare le F3, e altre cose… ma lui niente, non l’ha fatto, e adesso fa quello che faceva trent’anni fa.

Attenzione! Questo non vuol dire che abbia sbagliato, la mia filosofia avrebbe potuto essere ancor più fallimentare. La cosa certa ed indiscutibile è che in quel contesto non si poteva andare avanti con un atteggiamento di tipo minimalista. Infatti, poi ha avuto sempre più difficoltà fino a che ha dovuto fare marcia indietro.

Kingmarzio: Anche per l’Alfa le cose tuttavia non andavano nel migliore dei modi. Piloti validi, motore turbo, sponsor importanti, le risorse di un vero e proprio costruttore, eppure… per un classe 79 come me è difficile capire il perché della debacle, Lei ha una teoria in merito?

Giorgio: L’Alfa era un casino disumano, in quel periodo ho imparato a fare il consulente, vale a dire a domanda rispondo e fine. Loro andava sempre e comunque per la loro strada, ma il programma non stava in piedi, non ne hanno imbroccata una che sia una. Hanno un marchio storico che funziona, “Autodelta”, pronti, via, lo cambiano in “Alfa Corse”… e già lì capisci tutto. Si inventano Pavanello come team manager, sapeva fare F3 gli casca addosso la F1 e non la sa gestire. Non sono stati capaci di tenersi lo sponsor Marlboro prima, non stati capaci di tenersi lo sponsor Benetton poi. Voglio dire, basta vedere quando Benetton compra la Toleman, nasce tutto un altro discorso.

In realtà già da prima con Chiti c’erano già problemi. Uno che riesce a licenziare il progettista Gerard Ducarouge mentre la macchina è in pole-position è la dimostrazione lampante che, anche lì, managerialità a zero.

Noi italiani abbiamo il problema dell’incapacità di gestire le aziende. Poi, certo, ci sono alcune eccellenze tipo Ferrero, Barilla, Dallara pur sempre di eccezioni si tratta, la normalità è che noi facciamo… come dire… un gran casino.

Kingmarzio: La sua Alfa 155 ha vinto diversi campionati turismo, tra cui il prestigioso DTM dove erano impegnate le case tedesche. Perché con un’auto vincente si decise di abbandonare quel campionato? Non era estremamente strategico in termini di mercato battere le case tedesche per di più in casa loro?

Giorgio: Io ho lavorato solo a quella piccola, la 155 TS. Ho progettato le sospensioni che, tra l’altro, furono le prime del tipo multilink di tutta la storia dell’Alfa, che andarono poi anche sulla GTV. La macchina andò subito bene ma poi, cosa vuole, sono le scelte aziendali.

Gliene dico un’altra di quel periodo cosi ci capiamo meglio: Lancia Delta. Decisioni industriali, su una stessa piattaforma volevano fare tanti modelli diversi, così mettono quella mitica in naftalina e ne fanno una nuova. Ecco, di quella nuova penso ne abbiano prodotte 6 o 7.

Insomma la 155 rimane lì, l’hanno mollata lì, infatti dopo hanno praticamente chiuso tutta l’attività sportiva. Hanno fatto ancora qualcosa con Nord Auto prima e N-Technology poi, ma l’Alfa Corse ha chiuso con la 155.

Kingmarzio: Con lei al muretto Tarquini ha vinto il BTCC, il campionato turismo più combattuto al mondo e quello con più case costruttrici presenti. Lo scorso anno lo stesso Tarquini ha vinto il WTCC, nonostante i suoi “soli” 47 anni. Come è possibile che non abbia avuto fortuna in F1?

Giorgio: La verità è che ogni pilota ha una parabola, sale e prima o poi scende.

Tutta gente molto professionale che s’è costruita una grande carriera ma che, evidentemente, o non erano così forti, o sono arrivati fuori parabola. Uno in F1 se ci prova ci deve arrivare subito, altrimenti sei fuori. Ci vuole anche fortuna, questo da sempre fa parte di questo sport.

Ce n’era uno che stava facendo una grande carriera: Alessandro Nannini, poi è finito com’è finito.

Prendiamo Alboreto. In quel momento c’erano Senna, Prost, Mansell, Piquet. Lo stesso Frank Williams mi disse: “avevo già Patrese, era appena andato via Mansell, continuavo a cambiare piloti e non potevo certo cambiare tutto, non mi sono fidato”. La verità è che non credeva così tanto in Alboreto da prenderlo nel momento in cui andò via dalla Ferrari, nonostante uno sponsor gli avrebbe pagato tutto lo stipendio.

Oppure Pirro che vince Le Mans. Quello è un altro tipo di gara, non è tutto così veloce, puoi giocartela diversamente. Anche Dindo Capello, mio vicino di casa di campagna, aveva la carriera che era arrivata ad un punto morto, gli è andata benissimo.

Tarquini detto “Cinghialone” oggi alla sua età in F1 non avrebbe più niente da dire, la F1 è una finestra breve di 5-6 anni, poi ciao.

Non le metterei come occasioni perse, questa qua è tutta gente che ha fatto delle signor carriere, oltretutto un bel po’ di soldini li avranno messi da parte. L’occasione persa è per i giovani che alla fine si ritroveranno a fare gli impiegati, i magazzinieri, ecc..

Kingmarzio: Tutti però hanno vinto in altri campionati, gente che quindi potenzialmente andava, che avrebbe potuto recitare un ruolo ben diverso…

Giorgio: Ma quello è positivo! La F1 è molto specialistica.

Prenda Schumacher che oggi torna e non va più come prima. Sta facendo esattamente quello che mi aspettavo. Ad un certo punto arrivi ad un’età dove non riesci più ad avere la stessa concentrazione, dedizione, attenzione, ecc… che avevi 10 anni prima. Con le macchine di allora per di più!

Se si vince altrove, si guadagnano un sacco di soldi comunque si che si tratti di Le Mans, di WTCC o quel che è… a me dispiace per i giovani, è lì il problema…

Kingmarzio: Pensa che la politica Ferrari di non puntare sui talenti di casa nostra possa essere il motivo per il quale i nostri driver rimangano, da sempre, fuori dal giro dei volanti buoni? Pensa che la Rossa abbia avuto e abbia un ruolo scomodo per le altre scuderie italiane? Pensa che, volente o no, le soffochi?

La verità è che c’è un problema di federazione.

Finita l’epoca in cui taluni imprenditori avevano sostanzialmente un vero e proprio interesse ad investire soldi in quel mondo qua, non è subentrato più nient’altro a tutela dei piloti.

Una volta finiti i soldi non c’è stato un adeguato supporto federale della CSAI che è sempre stata una specie di hectoplasma. Spiego meglio. Nello sport italiano ci sono le federazioni, in ogni sport. Per l’automobilismo no, noi abbiamo l’ACI. Capisce benissimo che c’è un’anomalia, voglio dire, un socio ACI mica vuole fare le corse!

La CSAI è branchia dell’ACI che è adibita ad occuparsi delle attività sportive, d’accordo, ma al CONI ci va l’ACI non ci va la CSAI! C’è una specie di cuscinetto di troppo che è il motivo per il quale come federazione l’Italia non è mai stata capace di creare nulla per i piloti.

Nel momento in cui vengono a mancare i soldi per i piloti nessuno ha mosso un dito. Prendiamo l’esempio della Francia: la Renault ha creato da zero una filiera, ha fatto un vero e proprio business con Formula Renault, con le Clio, con le Megane, ecc…

In Italia invece… la Ferrari se n’è sbattuta le palle, la Fiat con le sue crisi periodiche ha tagliato tutto, l’Agip, cioè l’ENI quindi stiamo parlando di una potenza, una volta finita la sponsorizzazione alla Ferrari che passa alla Shell non ha messo più una lira che sia una nelle corse.

Il Coni aveva dei fondi che di fatto non ti portavano in F1, non erano abbastanza, ma potevano servire ai giovani ad insegnargli come fare per affrontare quel mondo lì, e farlo in modo sicuro: con un manager, con qualcuno che sapesse come scrivere un contratto, sapendo a chi legarsi, ecc.. in poche parole fornirgli una capacità gestionale della carriera, intendiamoci, uno a 18 anni che cavolo ne sa!?

Guardiamo in casa nostra, esempio Valentino Rossi: mal consigliato va nei guai con il fisco. È una persona intelligente, un campione assoluto, eppure… Oppure i vari Pantano, Bruni, Bertolotti. Questo è uno che va come Schumacher ma che perderà il treno. Andrà a fare il cuoco in Malesia e tra 10 anni dirà io andavo forte come Schumacher, e magari lo prenderanno pure per il culo!

Ci vuole la federazione che trovi i canali per parlare con i vari Domenicali, Horner e quella gente lì.

Guardiamo all’estero, esempio Lewis Hamilton: McLaren decide che sui go kart questo va forte e lo segue fino in F1. In Italia abbiamo Dallara che le F3 le fa lui, siamo i primi costruttori al mondo di go-kart, eppure…

Anzi, fantastico, esempio Finlandia: 3 finlandesi, Hakkinhen campione del mondo, Raikkonen campione del mondo, Kovalainen che comunque aveva in mano una McLaren. Ora, non so a Lei, a me la Finlandia motoristicamente parlando non mi sembra certo paragonabile all’Italia.

Se andiamo indietro do piloti ne schieravamo 10, altro che 3. Con Alfa Romeo e Lancia, la Fiat faceva correre Gabbiani, Fabi, Nannini, Larini, Alboreto, Francia, ecc… arrivavano tutti da lì. Adesso non c’è più nessuno che li fa correre, la Fiat ha cambiato politica.

…segue…

.

  1. settembre 26, 2014 alle 12:35 am

    Good replies in return of this issue with solid arguments and explaining all concerning that.

  2. sex
    giugno 29, 2014 alle 2:18 pm

    Hi, after reading this remarkable paragraph i am as well
    happy to share my experience here with colleagues.

  3. settembre 17, 2013 alle 11:29 am

    If some one desires to be updated with most recent technologies
    after that he must be pay a visit this site and be up to
    date every day.

  4. luglio 23, 2013 alle 2:21 am

    I do accept as true with all the concepts you’ve offered for your post. They’re very convincing and will definitely
    work. Nonetheless, the posts are very quick for novices.
    May just you please extend them a little from subsequent time?
    Thank you for the post.

Comment pages

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: