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Red Bull: iprocrisia alla stato brado


Gli ordini scuderia sono insiti in questo sport, nessuno fa eccezione. Niente di nuovo, niente di gradevole.

Inutile appellarsi alla mitologia dell’automobilismo inglese, dicasi lo stesso anche per loro. A giocare con il fuoco ti scotti, se ti scotti non giochi più, italiano o inglese che tu sia. È detto comune, qua dentro, il più sano ha la lebbra. Esempi?

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Stagione 1973, in casa Lotus Fittipaldi e Peterson si rubano punti a vicenda. Il mondiale va a Jackie Stewart al Nurburgring dove Cevert scorta fedelmente il compagno fin al traguardo come, invece, internamente prestabilito in casa Tyrrell. Risultato? Stagione 1978, Mario Andretti s’invola verso il mondiale, a Ronnie Peterson il patron del team Colin Chapman affiderà la vettura dell’anno prima, onde evitare spiacevoli dejavu.

Stagione 1981, in casa Williams Carlos Reutemann dichiaratamente seconda guida del team si ribella allo status imposto e ruba punti al compagno Alan Jones. Il mondiale va a Piquet per un solo punto di vantaggio su Reutemann e, beffa delle beffe, la decisiva gara finale la vince Jones. Risultato? Frank Williams non impartirà più ordini di scuderia perdendo il titolo 1986 sia con Mansell sia con lo stesso Piquet ad appannaggio di Alain Prost. Arriverà ad assumere un anonimo Damon Hill allo scopo di avere la certezza che la seconda vettura non possa infastidire in alcun modo quella di Alain Prost designata per la vittoria del mondiale 1993.

Stagione 1998, in casa McLaren Mika Hakkinhen rientra erroneamente ai box, David Coulthard viene fatto rallentare pochi giri dopo per restituire posizione e vittoria al finlandese. Gli accordi erano che chi si sarebbe presentato primo alla prima curva avrebbe poi vinto. Stessa solfa dell’accordo di Imola del 1989 che Ayrton Senna non rispettò scatenando l’ira di Prost e dando il via alla lunga faida successiva tra i due.

Fu appunto quell’episodio, cui ne seguirono altri, a far nascere quell’articolo 39.1 del regolamento che dal 2002 “vieta”, per modo di dire, gli ordini si scuderia. Tant’è che proprio a Hockenheim teatro del fattaccio di domenica, stagione 2008, Kovalainen fece passare un Hamilton in rimonta il quale, a fine campionato, vincerà quel mondiale per un solo punto.

Tant’è che oggi, stagione 2010, a Istanbul, con un Webber reduce da due splendide vittorie consecutive e l’astro nascente Vettel in ombra, come vogliamo considerare quel “risparmiare carburante” comunicato via radio all’australiano? Come vogliamo considerare il trattamento che il pilota a poi ricevuto a Silverstone?

Sono puri ordini si scuderia, poche balle. Ordini che, tra l’altro, hanno portato in Turchia all’autoscontro tra le due Red Bull prima e a quel “niente male per un numero due” da parte di Webber nel post-gara inglese.

Vedere un Horner, team principal della Red Bull e artefice di tutto ciò, che grida allo scandalo è, quindi, ipocrisia allo stato brado.

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