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Sfatare il mito di Spa


Spa ha tutto: storia, saliscendi, curve veloci, curve lente, staccate, posti per il sorpasso, tutto. Spa è la pista, non ce n’è. Non a caso è saltato negli anni scorsi, è rientrato nel calendario a stento e ora rischia di salutarci nuovamente. È l’ultimo fragile baluardo di una F1 che non c’è più.

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Poco importa se Eau Rouge-Radillon, uscita Puhon, uscita Stavelot e Blanchimont, tutte curve mitiche, ormai curve non lo sono più. Persino l’ultimo arrivato, Sakon Yamamoto, con l’ultima arrivata, l’HRT, le percorre tranquillamente in pieno.

Il fatto è che il fascino di questo posto immerso nella foresta delle Ardenne rimane intatto a dispetto di tutto e tutti. Sarà il meteo cronicamente impazzito, sarà che è l’unico circuito che sfonda la barriera dei 7 km, sarà che il Gp del Belgio si corre storicamente al rientro dalle ferie quando gli appassionati sono in crisi d’astinenza… insomma, sarà quel che si vuole, poco importa, ma la gara di Spa è il massimo.

Mai banale, mai scontata, fino all’ultimo giro. Basta un niente in mezzo al tutto che offre questo posto e sei fuori. Proprio per questo vincere qui è come ricevere una laura honoris causa, questa è l’università dell’automobilismo. Se vinci qui, non hai più nulla da dimostrare.

Non a caso l’albo d’oro figura a quota 4 successi Jim Clark, campione assoluto. 4 successi ottenuti sull’anello vecchio da 14 km, mostruosamente peggio della pur straordinaria configurazione attuale, intendiamoci, un’ora e mezza di gara a 280 km/h di media…

L’incidenza del pilota sulla prestazione complessiva si è andata assottigliando sempre più. Il pilota ha contato meno, sempre meno, e che oggi a Spa per qualche ragione possa fare ancora la differenza è poesia…

Spa è pista vera, completa, e sulle piste vere vince la macchina. Il pilota forte può qui surclassare il compagno, aumentare il divario nei suoi confronti ma, da solo, di andare a vincere se lo sogna. Fortunatamente in soccorso della leggenda di Spa, a sfatare questa poco romantica realtà, c’è che per la completezza del percorso è più facile sbagliare qui che altrove e, soprattutto, un meteo storicamente impazzito.

Tradotto, significa che in epoca recente, a gara pulita senza pioggia o altro, chi ha vinto di più a Spa è banalmente chi per più stagioni hanno avuto la macchina buona per farlo.

A quota 4 come Clark figura Raikkonen ma:

–      Nel 2004 beneficiare dell’ingresso di una Safety-Car, altrimenti non avrebbe potuto nulla contro Schumacher e la F2004 di quell’anno.

–      Nel 2005 e nel 2007 la gara filò liscia, a primeggiare fu la macchina vincente, che in entrambi i casi era la sua.

–      Nel 2009, dopo una gran partenza, riuscì a difendersi grazie alla potenza supplementare fornita dal Kers, determinante sulle rampe del Kemmel, unico punto buono per il sorpasso per Fisichella e la sua Force India.

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Più su a quota 5, c’è Ayrton Senna ma:

–      Nel 1985 e nel 1989 la gara fu parzialmente bagnata, ciò facilitò l’emergere del talento del brasiliano.

–      Sia nell’88 sia nel 90 la macchina da battere era la McLaren che, certo, Senna guidò magistralmente in testa dall’inizio alla fine.

–      Nel 1991 la macchina da battere era invece divenuta la Williams FW14, prima creatura di Adrian Newey in quel di Grove. Senna vinse fortunosamente una gara rocambolesca sfruttando i molteplici guai tecnici dei rivali tra cui, appunto, quelli di Mansell e Patrese.

In vetta all’albo d’oro, con 6 successi, spicca Michael Schumacher, il vero “king of Spa”, ma:

–      Nel 1992, 1995, 1997 Schumy fece gare capolavoro, tutte però sotto la pioggia dove era maestro. Specie nel primo caso sarebbe stato impossibile battere Mansell e la Sua Williams.

–      Nel 1996 poté beneficiare di una Safety-Car all’ingresso della quale fu il più lesto ad approfittarne per il pit-stop. Prima di quell’episodio andare a prendere la Williams di Villeneuve era utopia.

–      Nel 2001 e nel 2002 la Rossa era pressoché imbattibile, il compagno Barrichello lontano dal poterlo insidiare.

Ad avvallo di tutto questa a quota 3 affermazioni nell’albo d’oro delle Ardenne c’è Damon Hill, palesemente non all’altezza dei top-driver sin qui citati, eppure…

Spa è Spa, poco da dire ma, qui come altrove, i miracoli non si fanno più salvo guai altrui o pioggia… che qua capitano un po’ più spesso… e preservano il mito…

  1. settembre 6, 2010 alle 8:07 am

    Faccio ammenda! Un discepolo mi ha segnalato un errore:
    La media del vecchio Spa nel 1970 fu di 244 km/h e non 280 km/h. L’errore nasce dal talento matematico del sottoscritto che per calcolarla ha fatto:
    392km (distanza di gara)/1,38h (tempo di gara)
    Peccato che l’ora abbia 60 minuti e non 100, scusate.

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