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I 2 della provvidenza


L’entusiasmo di Monza è ampiamente giustificato ma il successo è fasullo, non è la Rossa che avrebbe dovuto vincere. Ha fatto bottino pieno con merito, trattasi comunque di vero e proprio regalo da parte della McLaren.

Oltre che i pasticci combinati sulla vettura numero 2 il sabato hanno pensato bene di bissare la domenica anche su quella numero 1 la quale, comodamente, avrebbe potuto tagliare il traguardo davanti a tutti.

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Jenson Button, dopo aver mantenuto il famigerato F-Duft, aveva sfruttato al via l’ottima prima fila conquistata andando a piazzare il suo muso argentato primo all’imbocco della prima variante. Aveva retto benissimo la pressione di un Alonso costantemente negli specchietti fino al giro 36 quando, inspiegabilmente, Whitmarsh & Co l’avevano richiamato per il pit-stop.

Un errore madornale, da principianti.

Come dimostrato da Vettel, rientrato ai box solo nel corso del penultimo giro, si potevano spremere le morbide dall’inizio alla fine, tra l’altro, senza neanche gap in termini di prestazioni sul giro. Non sussisteva quindi alcun rischio nel rientrare un giro dopo l’avversario, bastava marcarlo a uomo, la leadership era in cassaforte.

Al giro 37 Button, dovendo scaldare le nuove coperture a mescola dura ha girato oltre un secondo sopra i tempi registrati fino al giro precedente con gomme morbide, segno che non è che fossero poi così usurate e poco performanti.

Neanche Domenicali & Co si dimostrano tuttavia troppo “fox”: qualora avessero posticipato la sosta, avrebbero decisamente corso meno rischi, a quel punto lo straordinario cambio gomme in soli 3.4 secondi da parte dei meccanici del Cavallino non sarebbe nemmeno stato necessario.

O per qualche ragione nel paddock di Monza serpeggiava l’idea che le dure potessero avere exploit straordinari già al primo giro, piuttosto che le morbide potessero subire decadimenti repentini, o non si capisce la “genialità” di questa gestione della corsa. Button ha lasciato per strada una vittoria certa e Alonso quasi non la raccoglie per colpa dei rispettivi muretti.

Ride Domenicali, gli è andata bene, piange Whitmarsh, e non si può dire che gli sia andata male. La squadra che è maggiormente in debito con i propri piloti è sicuramente la Sua.

Jenson avrebbe anche da recriminare sull’idea di lasciargli un radiatore occluso per il quale a Montecarlo il suo motore andò subito arrosto.

Lewis non è che fosse proprio entusiasta del cerchio rotto nell’ultimo giro del GP di Spagna dove perse 18 punti e, soprattutto, corse un gran rischio. Per non parlare del week-end di Budapest dove la squadra s’incaponì prematuramente su scarichi bassi ancora sperimentali che gli mandarono a fuoco il cambio.

È costante oggetto di critiche Domenicali ma Whitmarsh non è che stia facendo meglio… Fortuna che la Ferrari possa contare sulla Sua beneficienza e su quella, ancor più generosa, da parte di Horner che ancora studia affannosamente il modo di perdere il mondiale tanto con Vettel tanto con Webber.

Una straordinaria gara di solidarietà, i miracolati di Maranello ringraziano.

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