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Il flop straordinario di Yeongam


Il primo Gran Premio di Corea della storia va in archivio in chiaro scuro, al pari delle condizioni di luminosità che l’hanno contraddistinto. È stato un flop straordinario, è andato tutto talmente male da risultare un successo.

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Il posto è oggi quanto di più inconcepibile dove andare a correre, in una palude, a diversi km dal centro abitato più vicino, strutture e viabilità pari a zero. Questo oggi, perché domani Yeongman vorrebbe diventare una sorta di Las Vegas dell’estremo oriente progettata da Tilke che, nell’arco di pochi anni e nello spazio di pochi Km aveva già firmato da quelle parti Sepang, Shangai e Singapore. I casini e i casinò ancora mancano, in compenso il circuito c’è, anche se l’approntarlo è stato un parto tale che i ritardi nella realizzazione ne hanno messa in discussione l’effettiva disputa fino a pochi giorni dall’evento.

Non bastavano le curiose rassicurazioni delle autorità locali le quali pensano bene di far destreggiare in mondovisione Chandhok nel bel mezzo di un cantiere aperto. Non bastava la farsa dell’ispezione FIA, in barba alle stesse regole FIA, fatta e, guarda a caso, passata ben oltre tempo massimo. Non bastavano le monoposto nelle libere del venerdì sfrecciare tra operai con tanto di pala in mano ancora intenti a finire i lavori. Non bastava no, il capolavoro doveva ancora arrivare.

Domenica ore 15:00 locali, piove a dirotto, anzi no, piove, ma neanche troppo, niente di trascendentale, eppure, tutte le corse, tutto l’affanno dei giorni precedenti lascia il posto a una noiosissima attesa.

Prima la gara viene rinviata più volte, per un ammontare di una pallosissima ora, poi la gara parte, si fa per dire, dietro alla Safety-Car. Il serpentone delle monoposto procede così lentamente per ben 17 giri, altri 40 minuti, e siamo a un’ora e 40 di attesa, tutto in nome della sicurezza.

Il problema è lo spray che riduce pericolosamente la visibilità, un qualcosa cui ultimamente non siamo più abituati perché il primo responsabile di tale fenomeno è la geniale idea di reintegrare i diffusori che “estraggono” l’aria, in questo caso l’acqua, da sotto la vettura è la scaricano verso l’alto, beh, non una grande idea, specie in nome della sicurezza.

Alle 14:40, mentre Hamilton scocciato dice via radio che le condizioni sono migliorate al punto di ipotizzare l’uso di coperture intermedie, il paladino della sicurezza Charlie Whiting, quello dell’ispezione farsa di qualche giorno prima, da l’ok alle bandiere verdi.

Il motivo non sono certo le condizioni atmosferiche, non erano drammatiche prima, non sono radicalmente cambiate ora. Il motivo malignamente potrebbe essere un accurato calcolo mirato ad aspettare l’ultimo minuto utile per il completo svolgimento dell’evento, fino all’ultimo dei giri previsti, prima del calare del tramonto.

Si sono nascoste dietro il baluardo della sicurezza quelle che sono state mancanze inaudite. Il circuito non era pronto, non doveva essere omologato, l’asfalto posato troppo tardi non garantiva un sufficiente drenaggio adeguato, l’entrata dei box a rischio, i muri a tratti troppo a ridosso del passaggio dei bolidi.

A Suzuka le qualifiche rinviate alla domenica, per la seconda volta in 7 anni, evento capitato solo in queste 2 occasioni da che esiste il mondiale di F1, nascondono un vizio di fondo, una pendenza sbagliata, una via di fuga insufficiente, un manto errato o chissà cos’altro.

Quella pioggia non era un monsone o un qualcosa di eccezionale e se il monsone fosse effettivamente arrivato il giorno dopo? Correvano il lunedì? Ne dubito, per un qualcosa del genere di precedenti non ce ne sono, neanche in Giappone. Non fu così al Fuji nel 2007, ce la si cavò anche lì con una ventina di giri dietro la vettura di sicurezza, non fu così sempre al Fuji nel 1976, il giorno del gran rifiuto di Niki Lauda, giorno in cui, come noto, ci si giocava un mondiale.

O quando piove si decide di mandare tutti a casa come accade, ad esempio, ad Indianapolis, oppure si corre, da che c’è la F1, anche sotto l’acqua. Non si gioca con la vita dei piloti come dichiara Trulli che, a pochi minuti dal via, definisce le condizioni impossibili salvo poi, proprio lui, al giro 21, a 2 soli giri dal via quello vero, a essere già su intermedie… Ma non si gioca neanche a far finta che il mestiere di pilota sia la stessa cosa del fare l’impiegato in banca.

Inspiegabilmente, aldilà di tutto questo, bello il circuito, forse il meglio riuscito tra quello dell’odiato architetto tedesco, non una grandissima impresa d’accordo, ma di Spa non se ne creano tutti i giorni, anche perché di Spa altrimenti nemmeno ne esisterebbero.  Bella anche la gara, forse la migliore della stagione, vai capire!

  1. gennaio 24, 2011 alle 10:35 pm

    Bel blog!

    E anche un bel post! I miei complimenti!

    Spero avrai tempo di ricambiare la visita…tra vicini di blog, s’intende😉

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/01/24/odioimieivicini/

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