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Arrivano i nostri!


Sono giornate come quella di ieri, in cui il livello della sfida è talmente alto, eccelso,  da rendere i suoi protagonisti veri e propri eroi.

Un loro collega, Hans Grugger, 29 anni e 4 vittorie in coppa del mondo, è in coma farmacologico. Il giorno prima durante l’ultima prova cronometrata si è schiantato sulla “Mausefalle”,  la “Trappola per topi”, un baratro all’85% di pendenza che proietta gli atleti in aria per 60m.

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Nell’assurda logica di questo sport, il dolore non è previsto, è previsto solo presentarsi al cancelletto e buttarsi giù a tutta, senza se e senza ma come se niente fosse. Tra di loro gli atleti si conoscono tutti, si è sempre l’uno a pochi metri dall’altro.

è in queste condizioni psicologiche che gli “uomini-jet” del circo bianco hanno ieri onorato con coraggio la 71° edizione del trofeo dell’Hahnenkamm, il più prestigioso di tutta la coppa del mondo.

La gara è stata fantastica.

Fantastica perché Heel, pettorale numero 8, talento non ancora completamente sbocciato, scia eccome! Con una discesa capolavoro  chiude provvisoriamente primo al traguardo accompagnato dal boato degli 50.000 presenti all’arrivo, sensazioni uniche.

Fantastica perché gente come Bode Miller, pettorale numero 11, uno che s’era ritirato, uno che perso 10 kg di muscoli puri, sprigiona la sua classe immensa ancora una volta. Il carisma che va oltre il limite fisico, per il nostro azzurro è ancora presto, deve inchinarsi. Davanti a tutti passa l’americano.

Fantastica perché gente come Peter Fill, pettorale numero 14, fuori per tutta la stagione scorsa, si presenta sul salto dell’Hausbergkante scoordinato, proprio lì dove non è permesso, con un intermedio che recita -0.25. Al traguardo, ahimè, diventerà un +0.40, l’occasione forse di una vita bruciata negli ultimi metri.

Fantastica perché gente come Michael Walchofer, pettorale numero 16, austriaco, all’ultima discesa di casa, una discesa che mai ha digerito pur vincendola comunque, cade provandoci oltre il consentito. Come se 13 vittorie in coppa del mondo non fossero già in bacheca.

Fantastica perché gente come Didier Cuche, pettorale numero 18, ridefinisce i parametri estremi di come si possano affrontare questi maledetti 2,2 km e quasi 900mt di dislivello, rifilando un secondo secco a tutti. Inimmaginabile, come inimmaginabile era che, 30 anni dopo, qualcun altro si accostasse a sua maestà Franz Klammer, in cima all’albo d’oro con 4 affermazioni qui.

Fantastica perché i nostri, chiudono 5°, 6°, 7°. Innerhofer, Heel, e Fill hanno però 27, 29 e 29 anni. Sul podio Cuche e Miller di anni ne hanno 37 e 34. Questo il verdetto di Kitzbuhel, l’università, un verdetto che ci fa ben sperare per i prossimi anni. In questo sport senza esperienza non vai da nessuna parte. Se ne ricorderà il nostro Klotz, anni 23, ieri una botta terribile, domani chissà…

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