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Salvarsi dal dramma


Esattamente vent’anni fa Maranello stupì il mondo con l’F92-A, monoposto estrema con soluzioni esclusive, per certi versi in questo senso assimilabile all’F2012 di oggi, che all’epoca si rivelarono poi troppo esasperate. Quella bellissima vettura, sotto quest’aspetto niente a che vedere con l’ultima nata, passò alla storia come simbolo di uno dei momenti più bui della storia del Cavallino.

“Siamo dietro alla McLaren e alla Red Bull, è una bella sorpresa. Il quinto posto, in un weekend difficile come questo, è una bella notizia.” le parole di Fernando Alonso nell’immediato dopo gara di Melbourne, parole che possono essere interpretate positivamente ma che prefigurano i contorni di un dramma.

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Egli sa bene che quel quinto posto è più figlio d’un mezzo miracolo suo, l’ennesimo, unitamente, se non soprattutto, alle disgrazie altrui… Egli sa bene, in altre parole, che non è così, il posto attualmente a lui riservato è circa il 10°!

Oltre alle 4 monoposto giuntegli davanti al traguardo c’è da fare i conti con 2 Sauber dietro ma handicappate dalla posizione in griglia e da alettoni danneggiati per tutta la gara, con la Lotus di Raikkonen intruppata nel gruppone e con l’altra Lotus di Grosjean speronata dalla Williams di Maldonado quando, entrambi, gli erano saldamente avanti.

Maldonado, esatto, quello raccomandato. Su Williams, esatto, quella solo pochi mesi fa nel baratro. Com’è possibile che pilota d’altro indiscusso spessore e macchina d’altro sicuro potenziale si ritrovino loro a fianco all’ultimo giro? Non è possibile, appunto.

La monoposto di Grove l’ha fatta Coughlan, quello che Alonso imparò a conoscere ai tempi della McLaren, della spy-story, ma da allora fuori dal giro. La monoposto di Maranello l’ha fatta Tombazis, quello che Alonso, evidentemente, solo oggi ha imparato a conoscere.

Lasciò McLaren perché convinto che Dennis gli remasse contro, approdò in Ferrari convinto che Domenicali fosse a sua disposizione, e fin qui tutto bene. Lasciò McLaren convinto che sprofondasse in una crisi tecnica, approdò in Ferrari convinto di trovare garanzia tecnica.

Al primo anno la Rossa fallì, sgretolando le aspettative del pilota, il gap non fu mai recuperato. Si giunse ad Abu Dhabi per altre dinamiche. Al secondo stessa storia e, anzi, ancor di più. Altro che Abu Dhabi, tutto finì ben prima, già a Barcellona, casa sua, da primo a doppiato in una manciata di giri.

A quel punto, dopo un 2010 speso a fare da collante a una squadra in affannosa rincorsa, la testa era forzatamente già a un 2012 su altre basi… il capro espiatorio scelto, giustamente, fu quell’Aldo Costa reo di triplice fallimento (F60, F2010, F2011). Il colpevole vero era però, ahimè, un altro: un uomo nascosto sotto il suo riparo mentre gli remava contro, che ha brillato di luce altrui e che, una volta costretto allo scoperto, anno2012, solo oggi non ha più vie d’uscita.

Ora che anche Fernando Alonso l’ha capito è tardi, salvo svolta clamorosa forse al di fuori del potenziale del progettista greco, da qui al prossimo 13 maggio sera a Barcellona, esattamente un anno dopo, Montezemolo metterà nuovamente mano a telefono.

Con una squadra che ha ormai fiducia solo nella sua prima guida, non può permettersi che questa, giustificatamente, si disinnamori della causa… come accadde con Prost, come lui stesso impedì accadesse con Schumacher.

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