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Attenti a quei 2 (gli altri)!


Untitled Vince la Ferrari, vincono dunque Marchionne e Arrivabene artefici della rinascita Rossa. E infatti ne parlano tutti.

Vince “ahimè” anche Valentino, il che vuol dire invece meno titoli per l’altra Rossa… anche se il suo doppio podio lancia una riscossa ancor più clamorosa!

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[…] Sfruttando il regolamento, che permetteva molta libertà in fase progettuale, presentò un prototipo da corsa dotato di un propulsore tricilindrico in linea a 4 tempi – strada non percorsa dalle altre case della classe regina – allo scopo di sfruttare i progressivi vantaggi regolamentari di peso concessi ai motori con minor frazionamento.

  1. Questa soluzione, portò il reparto corse a realizzare una motocicletta decisamente compatta e leggera, dagli ingombri molto simili a quelli di una vecchia mezzo litro.
  2. Al termine del suo sviluppo, il motore era considerato il più potente di quel momento.
  3. Notevole fu il ricorso all’elettronica, necessaria per scaricare a pieno su strada tutto quell’esubero di potenza, così come fu ampio l’utilizzo di nuove tecnologie tra cui il richiamo pneumatico delle valvole, sistema mutuato dalle monoposto di Formula 1. [… ]

No, non ha senso parlare al passato remoto della neonata GP15 perchè di cilindri ne ha 4 e perchè in pista c’è scesa solo ieri. Il fatto è che, nonostante le analogie, non si sta “parlando” di Ducati, bensì d’Aprilia e del progetto RSCube: quanto di più ambizioso e fallimentare si possa ricordare dalle parti di Noale.

Una disfatta tanto grande da costare il posto all’artefice del reparto corse e di ogni successo raccolto sino ad allora, Jan Witteveen: l’uomo che con 17 titoli mondiali sotto il suo regno trasformò una piccola, seppur splendida, realtà nel marchio più cool degli anni 90.

Tutto questo mentre quel posto lì, facendo quel gioco lì, lo stava prendendo Ducati da anni a mezzo SBK e da poco, anno 2003, a iniziando a farlo (e meglio) anche nella neonata top class MotoGP.

E allora?

E allora niente, solo che all’epoca a capo di Ducati Corse c’era un certo Claudio Domenicali, oggi amministratore delegato. A suo successore è andato a prendere il project leader di quell’innominabile progetto “RSCube”, un certo Luigi Dall’Igna, uno che la serata di ieri l’aspettava da 13 anni!

Uno a fine gara “paradossalmente un po’ deluso” per colpa del numero 46, mito a curriculum immacolato, se non fosse per quella maledetta parentesi a Borgo Panigale.

Poco male, del resto, cosa ci si poteva aspettare? “Che non c’avesse provato”? Dai!

Di guastafeste così ne nscono 1 ogni 100 anni, tutto rinviato ad Austin che, alla fine, è pure meglio… là si festeggia ancora con l’alcool…

  1. gennaio 25, 2016 alle 2:01 am

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